MEDITERRANEO - Copeam lancia la “campagna parità di genere in tv”

Ci sono paesi dove la febbre è altissima, se si usa il termometro degli indicatori Unesco sulla parità tra uomini e donne", ha spiegato in un'intervista Pier Luigi Malesani, segretario general del Copeam.  Il ruolo delle donne, le e loro possibilità di carriera, il modo in cui sono rappresentate, anche nei rapporti con il sesso maschile, davanti ai grandi pubblici televisivi della sponda nord e sud del Mediterraneo mostrano realtà ben lontane dagli standard minimi richiesti dall’agenzia dell’ONU; Paradossalmente, anche Paesi che si ritenevano immuni da peccati di discriminazione, hanno scoperto diverse 'inadeguatezze'.

 

Questo è il risultato di un'indagine condotta dall'Unesco insieme al Copeam (ente che riunisce le emittenti pubbliche della regione). L'indagine Copeam - Unesco ha seguito due indicatori: la percentuale di donne in posizioni dirigenziali nei media e il grado di politiche efficaci per garantire le pari opportunità nella programmazione. I dati sono stati raccolti in sei paesi: Marocco, Giordania, Cipro, Albania, Slovenia e Italia.

 

''Tuttavia” ha osservato Malesani  “abbiamo riscontrato una volontà politica molto forte di cambiamento. Ad esempio, in Marocco, Amina Lemrini, responsabile dell'Alta Autorità per il controllo degli audiovisivi (la locale AgCom ndr.) ha avviato un processo di importanti riforme".

 

Del resto pure in Italia, la RAI, ha rimarcato Malesani, non è stata promossa a pieni voti. "Anche qui però - ha detto - le cose stanno cambiando grazie al fortissimo aiuto della presidente Anna Maria Tarantola, particolarmente sensibile sulle questioni di parità di genere".


L’indagine è stata fatta con l’intento di creare maggior sensibilità e consapevolezza affinchè si prendano provvedimenti atti a favorire la parità di genere nel campo dei media.

 

Gli obiettivi e le raccomandazioni dell'Unesco, tra cui una "rappresentazione di genere non stereotipata, equa ed equilibrata in tutti i media" , valgono ovviamente per l'intera comunità internazionale e , in particolare, per le 34 emittenti pubbliche dell'intero bacino mediterrano e le decine di organismi che fanno parte del Copeam. Malesani è consapevole che le difficoltà per affermare nei mass media una visione paritaria di genere crescono via via che si scende dalla teoria alla pratica. Si tratta di una sfida culturale, che talvolta viene risolta con audacia e talvolta con prudenza.

 

 "L'importante però - ha spiegato il segretario del Copeam - non è che vinca l'audacia o la prudenza. L'importante è che persone di diverse sensibilità acquistino coscienza del punto di vista e delle ragioni degli altri e che si crei alla fine un linguaggio comune e condiviso".

 

 

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FONTE: ANSAmed

 

 




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