IL GIORNO DELLA MEMORIA - 27 Gennaio 2012

Il giorno della memoria  27-01-2012


 La memoria è uno strumento formidabile. Quando viene usato nel modo giusto, essa ci permette di crescere: prendiamo ciò che abbiamo imparato e lo mettiamo sotto i piedi, alzando il nostro livello di comprensione e imparando a vedere più in là dei nostri orizzonti. Poi accade ogni tanto, che questi tomi di apprendimenti li vogliamo aprire e sfogliare, e quando li esploriamo, ricordiamo chi siamo e da dove veniamo.

 

 

Oggi è una di queste giornate, in cui scendere dal nostro punto di osservazione del futuro e soffermarci per qualche ora sul passato, per arricchire il nostro sguardo di domani.

 

Oggi è il giorno della memoria.

 

Ma la memoria di che cosa?

Il dolore è qualcosa di difficile da dimenticare, anche se a provarlo non siamo stati noi ma qualcuno che ci è caro, ricordiamo i momenti di panico, la sofferenza, le corse in ospedale, le cure e la convalescenza, ma spesso il viso del medico si offusca nei nostri ricordi, eppure quella sutura, quella medicina, quelle attenzioni ci hanno salvato dal nostro dolore.

Nel giorno della memoria è giusto ricordare il dolore e la sofferenza di questi martiri che sono stati strappati alle loro vite, perché quella sofferenza ci deve indignare, ci deve convincere che non è ammissibile una tale tragedia (anche se queste realtà non sono cambiate in alcuni paesi non tanto lontani) ma soprattutto, il ricordo di questo sterminio ci deve far sentire umani, così umani da farci venire voglia di unirci con gli altri, e trovare ed esaltare quella parte umana che è in ognuno di noi.

 

Good Day World oggi vuole ricordare insieme a voi, onorando le vite strappate delle vittime della Shoah, e ricordando in particolare quegli eroi che hanno rischiato la loro vita per salvarne altre, dimostrando che la parte umana 

dell’uomo è essenzialmente amore, e che l’amore verso il prossimo può spingerci al sacrificio più estremo. Queste persone vengono chiamate comunemente “i giusti tra le nazioni”, se ne contano23.226 in totale, ma si sa che sono molti di più. Le loro storie emergono dai racconti di altri, sono persone che hanno compiuto queste grandi gesta senza cercare gloria o riconoscenza, è stato un gratuito atto d’amore e di solidarietà.

 

Il termine “giusti tra le nazioni” viene da “gentile giusto” che è utilizzato per indicare i non ebrei che hanno rispetto per Dio. L’assegnazione di questo termine è compito dell’Istituto Yad Vashem di Gerusalemme, in base a una decisione del Parlamento Israeliano, con lo scopo di dimostrare la propria riconoscenza e ringraziamento a nome di tutto il popolo ebraico. L’indagine che viene svolta si assicura di valutare che le persone in questione non abbiano agito per una remunerazione o compenso di nessun tipo. Ad oggi lungo il “Viale dei Giusti” che si trova a Yad Vashem, vengono piantati alberi in loro onore e memoria, a partire dal 1962, anno di inaugurazione del viale stesso.

 

Vorremmo qui ricordarne alcuni.

 

Jan e Antonina Zabinski - Polonia

Nel 1930 lo zoo di Varsavia ospitava molti animali, che però durante la guerra furono uccisi dai bombardamenti o portati in Germania. Jan Zabinski era il direttore dello zoo, e nonostante i grossi problemi a cui stava andando incontro, non era indifferente alla sofferenza degli ebrei. Quando il ghetto fu aperto a Varsavia, lui e la moglie Antonina iniziarono ad aiutare gli ebrei, Jan riusciva ad entrare con la scusa di dover visionare il giardino pubblico, dal momento che era un impiegato municipale; entrava e li aiutava come meglio poteva. Quando la situazione al ghetto cominciò a degenerare, egli offrì loro rifugio, aiutò molti degli ebrei a procurarsi documenti personali, gli cercò una sistemazione, quando necessario li ospitò sul pavimento delle celle vuote dello zoo, fino a che non fossero in grado di rifugiarsi da qualche altra parte. Circa una dozzina di loro dormirono perfino nella sua casa, e per questo qualcuno la battezzò come una moderna Arca di Noè.

Mykolas & Jadvyga Šimelis - Lituania

A partire dal 26 novembre 1943 la coppia lituana ospitò in casa propria 14 ebrei. Questo atto era estremamente pericoloso, specialmente per il fatto che procurarsi il cibo per tutte queste persone dava molto nell’occhio.

Ciò nonostante essi continuarono a fornire agli ebrei nascosti i beni di prima necessità. Mykolas rimase solidale anche dopo che la moglie morì nell’aprile del 1944, e continuò ad ospitare questo gruppo clandestino fino a luglio 1944, data della liberazione dall’occupazione nazista. Un anno dopo, il 10 luglio 1945, i nazionalisti lituani lo uccisero.

Giovanni Palatucci - Italia

Nel 1939, Giovanni Palatucci lavorava come commissario aggiunto di polizia a Fiume, e disobbedendo agli ordini superiori, riuscì a salvare e far fuggire 800 ebrei. Quando una parte del nord Italia fu annessa alla Germania, Palatucci continuò a contraffare i documenti degli ebrei, così da aiutarli a fuggire in Palestina. Fu successivamente arrestato alla fine del ’43 dalla Gestapo, che lo deportò a Dachau, dove morì il 10 febbraio 1945, colpevole delle vite umane che aveva salvato.

Jean Phillipe - Francia

Phillipe era già membro del movimento di resistenza quando alla fine del 1942 fu nominato capo della polizia in una zona di Toulouse. Usò la sua posizione per prevenire l’arresto di molti attivisti della Resistenza, e per procurare documenti falsi agli ebrei. Nel gennaio del 1943, gli fu ordinato di presentare una lista di tutti gli ebrei residenti nella sua zona, cosa che si rifiutò categoricamente di fare. 

Scrisse una lettera di dimissioni, in cui denunciava il governo di Vichy e le sue politiche collaborazioniste, ed esprimeva il suo rifiuto di lavorare per un governo che non rappresentava gli ideali della Francia. Puntualizzò in questa lettera che gli ebrei hanno diritto di vivere una vita come qualunque altro cittadino, e che quello che stava avvenendo era un genocidio ingiusto. Nello stesso giorno, più tardi, inviò un altra lettera al capo della polizia regionale, in cui affermò di non potergli più dimostrare devozione, e aggiunse anche: “Lei mi ripudierà e mi biasimerà, ma so che il suo cuore di soldato mi capisce”. Dopo le dimissioni, Jean Phillipe continuò la sua attività di resistenza, la Gestapo lo arrestò il 28 gennaio del 1943 e la sua esecuzione avvenne il 1° marzo del 1944.

Questo voleva essere un modesto contributo dedicato a chi oggi come noi sceglie di ricordare. Ricordare ma non solo: celebrare la Memoriadandole anche un senso. E quale miglior senso se non fare un passo l’uno verso l’altro, come fecero questi valorosi eroi senza guardarsi indietro?

Ecco perché Good Day World news ha scelto questa giornata per dare il benvenuto all’Esperanto, perché esso è apportatore di unione tra persone di diversa provenienza e cultura del mondo. Desideriamo in questo spazio promuovere quante più iniziative che abbiano come fine il miglioramento del mondo.

Auguriamo a tutti voi una Giornata della Memoria che non finisca con questa giornata, ma dia vita a nuove domande e a nuovi propositi sulla strada per l’unità.

GDWn





indietro