Può una persona cambiare il mondo?

 “Walk in their shoes” (in italiano suonerebbe come “una passeggiata nei loro panni”) è il titolo del libro  uscito il 17 settembre di Jim Ziolkowski  il fondatore di buildOn.

Mosso dalla povertà che aveva visto durante i suoi viaggi, ha rinunciato ad una carriera lucrativa in finanza e ha fondato un'organizzazione no-profit che gestisce programmi di dopo-scuola in aree svantaggiate degli Stati Uniti e costruisce scuole gratuite per i bambini di tutto il mondo. 

Nel suo libro ci racconta di alcune sue esperienze nel South Bronx, a Mali, ad Haiti, in Nepal e a Detroit, e illustra la vita dei bambini e degli adulti che incontrava lungo la strada. 

Nonostante tutte le sue imprese, recentemente, ha spiegato come secondo lui, in effetti, una persona può cambiare le cose e questo senza per forza lasciare il lavoro e tutto ciò che possiede vagando per il mondo;

4 soni gli spunti interessanti che ci  lascia se vogliamo fare la differenza, ma non sappiamo da dove cominciare:

 

1. Inizia con la tua famiglia
Tanti di noi pensano che dobbiamo andare fuori in giro per il mondo per servire, ma perchè non  cercare quella mensa nelle vicinanze o la casa di cura più vicina? Forse ci dimentichiamo quanti sono gli emarginati, le persone sole;esistono membri bisognosi della società nella nostra cerchia immediata, per esempio C'è un nipote nella tua vita senza che nessuno possa portarlo a scuola, oppure pagare la sua scuola? C'è una zia anziana la cui auto ha bisogno di un cambio d'olio?” La compassione, dice Ziolkowski, non è solo per gli stranieri.

2. Ripensa il tuo compleanno
Noi tutti vogliamo fare volontariato regolarmente, ma mentre i nostri calendari iniziano ad esplodere con le cose da fare egli impegni, spesso ci dimentichiamo di programmare bene le ore della giornata e non riusciamo nemmeno a trovare il tempo necessario da dadicare al servizio. Un’idea è quella di festeggiare il tuo compleanno con otto ore di servizio.  Ziolkowski riporta l’esempio di Rayia Gaddy, una adolescente che partecipa al suo doposcuola a Detroit. “Tre settimane prima del suo 15 ° compleanno, il suo faratello maggiore Vandel  è stato ucciso, colpito alla schiena da un AK-47; e Gaddy era devastata.” "Non riusciva a parlare con la gente," dice, "Lei non riusciva nemmeno ad uscire dalla sua stanza." Quando arrivò il suo compleanno, lei sapeva che non voleva fare una festa. Invece, si diresse a un rifugio per senzatetto veterani del Vietnam, e trascorse la giornata a distribuire i pasti e a condividere i giochi da tavolo. Ha sevito per otto ore, un’esperienza che l’ha ispirata a diventare una assistente permanente presso la struttura. Quanti di noi si lamentano dei nostri compleanni? Che cosa succede se, invece, li trasformiamo nel  giorno più ispirante della nostra vità? nel caso di Gaddy, quella "celebrazione" l’ha motivata a dedicare 700 ore di servizio che le hanno cambiato la vita ... mentre frequentava ancora il liceo”.

3. Sii te stesso

Nessuno da veramente importanza a questa cosa, dice Ziolkowski, ma a volte ci sentiamo come se dobbiamo agire in modo diverso quando stiamo aiutando le persone; pensiamo di dover essere sempre positivi e allegri, di essere sempre di sostegno morale, di non dover appesantire gli altri, in ogni momento. “Ma prendiamo il caso di Gaddy”. Durante il suo primo giorno al centro dei veterani, cercò di sorridere, di falsificare il suo stato d’animo, fino a quando diversi ospiti della struttura le chiesero cosa le stesse succedendo. "anch’essi avevano subito traumi, chi in in Iraq, altri in Afghanistan e Vietnam", dice Ziolkowski, "e riuscivano a percepire che qualcosa non andava in lei." Quando lei ha detto la verità sul perché era venuta, lei e gli uomini hanno formato una connessione che l'ha aiutata tanto quanto loro.” “Questo è il segreto del servizio”, dice Ziolkowski, “si tratta di due persone che ricevono.”

4. Inizia una reazione a catena
l’ alimentazione e l’ accoglienza sono fondamentali per i bambini, ma così si sta insegnando ai bambini, non solo come pescare o come lavorare in una azienda agricola o a leggere, ma sopratutto ad aiutare gli altri. “Questo avviene  soprattutto con i bambini svantaggiati,” dice Ziolkowski. Donando il loro tempo e con gli sforzi, si rendono conto che, anche se non hanno una Xbox o una macchina o, in alcuni casi, una casa, possono contribuire a qualcosa , sia che si tratti di tempo o di gentilezza o di esperienza”. Questo è il motivo per cui i partecipanti ai programmi di dopo-scuola di Ziolkowski a Detroit vengono inviati in Africa per costruire scuole. “Se si insegna a un bambino l’importanza di servire”, dice, "avviene una reazione a catena." Gaddy, per esempio, dopo il volontariato al rifugio con veterani senzatetto locali, ha viaggiato con buildOn in Nicaragua per costruire scuole nei villaggi in via di sviluppo. BuildOn gestisce anche due programmi di volontariato al college. "Tutto sommato", dice Ziolkowski, " le persone che sta influenzato sono a migliaia."

 

Peccato però, che per il momento, il suo libro sia solo in inglese... 

 




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