LIBANO – il mercato dell’unità

L’idea nasce dal cuoco-attivista libanese Kamal Mouzawak che assieme a piccoli produttori e agricoltori sparsi in tutto il paese fonda nel 2004 il mercato ecosostenibile Souk.Tayeb (buono) con cadenza settimanale e sede nella capitale, Beirut, Downtown. Il progetto era nato originariamente per tutelare i piccoli produttori garantendo loro un mercato equo dei loro prodotti e diffondendo così la cultura dei prodotti locali di qualità. L’idea ben presto ha avuto uno sviluppo molto più grande del previsto inglobando altri progetti che stanno favorendo un processo di unità e di scambio culturale, riscoprendo l’identità di un paese come il Libano a partire dal cibo.

 

L’idea di fondo, infatti è quella di mettere insieme persone che normalmente non si incontrerebbero mai perchè di diverse religioni o idee politiche “Il punto è di vedere cosa c’è dietro le diversità e trovare un comune denominatore; forse lo abbiamo trovato: la terra, i prodotti della terra, il cibo e la cucina!” afferma Mouzawak e ribadisce che dopo la guerra civile che ha dilaniato il Libano “la gente in Medio oriente deve mettere da parte le posizioni religiose o le identità nazionali e deve invece guardare all’umanità di ciascuno, questo è il più grande problema” oggi. Al mercato di Souk.Tayeb infatti, se si domanda ad uno dei venditori di che religione sia è facile sentirsi rispondere che non è una bella domanda, perchè non è importante il proprio credo, inquanto siamo tutti una sola famiglia. Sono state troppe le sofferenze a cuasa di questa domanda ed ora bisogna voltare pagina e guardare a ciò che unisce, perchè “nei conflitti la gente perde umanità.”

Protagoniste sono anche le donne sia Libanesi, ma anche rifugiate Siriane che cercano di ritrovare una dignità; arrivate in Libano senza nulla sanno però come nutrire i propri figli, le proprie famiglie cucinando per loro, una cosa quotidiana ma che può diventare il punto di forza sul quale puntare; si cerca così di volorizzare i doni e le capacità che ognuna di loro possiede in modo che a partire da quelli possano prendere in mano la propria vita e dare un senso alla loro esistenza. Insomma, tramite la cucina e la tradizioni culinarie, si cerca di ridisegnare la mappa di questa popolo e ricostruire la sua indentità.

 

Uno dei progetti collaterali al mercato è il''Taoulet'',(tavola) un ristorante aperto da Mouzawak nel 2009, dove donne sia Siriane, sia Libanesi , mogli dei produttori locali, partecipano ad una formazione gastronomica di due mesi, al termine della quale ciascuna di esse può ogni giorno esprimersi in cucina. Retribuita, con un salario adeguato, racconta la sua regione e la sua tradizione culinaria. ''abbiamo pensato di fare conoscere la cucina dei piccoli produttori” spiega Mouzawak ''Dopo avere portato la campagna in città ho pensato di fare conoscere le tradizioni dei villaggi attraverso anche una serie di festival locali (Food and Feast). Poi sono venuti fuori una serie di progetti educativi nelle scuole e nelle università''.

 

Insomma, da una piccola intuizione sono sorti una serie di importanti progetti divenuti esemplari per tutto il Medioriente  e che concretizzano l’ideale di Mouzawak: “spesso quando si pensa alle diversità si pensa ad un problema, ad un conflitto o ad una guerra, ma tutto ciò (i progetti che sono stati realizzato) dimostra che si può andare oltre, trovando un terreno comune di etica e umanità; un’umanità universale”.


by Good Day World news




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