in Francia un cortile ecumenico

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A Kremlin-Bicêtre, periferia difficile a sud di Parigi, le due comunità, abraica e musulmana, condividono da alcune settimane il medesimo luogo di culto

 

    I fedeli entrano alla rinfusa da due portoni rigorosamente distinti, ma poi si ritrovano a pregare a pochi metri gli uni dagli altri, appena separati da una sottile palizzata di carton-gesso. Gli ebrei e i musulmani di Kremlin-Bicêtre, periferia difficile a sud di Parigi, condividono da alcune settimane il medesimo luogo di culto: per volere delle autorità locali una nuova moschea è stata infatti costruita nello stesso cortile della storica sinagoga di quartiere. Un esperimento che il vicesindaco Jean Mark Nicolle definisce "giusto e ambizioso" e che fino ad ora non ha sollevato alcun problema di convivenza a dispetto dello scetticismo iniziale. "Un giorno ho proposto al sindaco di edificare la moschea accanto al tempio ebraico, questo per motivi pratici ma soprattutto per ragioni simboliche, volevamo lanciare un messaggio di pace per andare oltre i soliti conflitti comunitari", precisa Nicolle.

   La buona riuscita dell'esperimento è dovuta anche alla moderazione e all'intelligenza dei due rispettivi rappresentanti religiosi e alla loro disponibilità nei confronti delle aperture della giunta comunale. Albert Myara, presidente della comunità ebraica locale ha accettato senza remore la nascita della moschea, trovandosi perfettamente d'accordo con l'idea di Nicolle: "Malgrado le differenze non abbiamo scelta, bisogna imparare a convivere". Anche Mohammed Khodja, stimato chirurgo e leader dei musulmani di Kremlin-Bicêtre condivide questo approccio ecumenico: "Vivere insieme senza alimentare tensioni è la cosa più importante perché si tratta di un valore fondamentale della nostra Repubblica".

  

   Malgrado le tensioni e gli stereotipi duri a morire, il cortile più ecumenico di Francia continua ad ospitare quotidianamente le funzioni religiose delle due comunità, senza che sia ancora nato il minimo conflitto. Se i detrattori dell'iniziativa parlano di "convivenza forzata", i suoi promotori sono certi che la vicinanza insegnerà a entrambi la cultura del rispetto e della tolleranza reciproca. I fatti sembrano dargli ragione.


FONTE:www.repubblica.it

 

 




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